Il 18 febbraio 2022 presso la Sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio, ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro 100 Donne per Tutte, a cura di Arianna Pigini, Presidente Abbraccio del Mediterraneo, con un contributo su “Donne e Impresa: un binomio per la crescita”.

«L’appuntamento – spiega Pigini – organizzato a pochi giorni dalla giornata internazionale dei diritti delle donne (8 marzo), vuole essere anche un’occasione utile ad affrontare i temi della violenza e della disparità di genere, e per divulgare i contenuti della Convenzione di Istanbul».

Questo il mio intervento:

Le donne imprenditrici nel mondo stanno portando contributi importanti all’economia e alla società globale.

Ci sono circa 274 milioni di donne nel mondo coinvolte in progetti di startup, 139 milioni di imprenditrici o dirigenti di imprese consolidate e 144 milioni di donne investitrici informali a livello globale. Questi dati emergono dall’ultimo rapporto del 2020 e 2021 del Global Entrepreneurship Monitor, il primo ente di ricerca sull’imprenditorialità al mondo, attivo dal 1999.

Gran parte della crescita economica, dell’innovazione e dell’occupazione ha le sue origini nella creazione di nuove imprese.

Recenti studi di primarie società di consulenza internazionali hanno dimostrato che le imprese fondate da donne hanno più probabilità di essere redditizie e di creare posti di lavoro rispetto a quelle fondate da uomini.

È evidente quindi la correlazione tra imprenditorialità femminile e sviluppo economico. Un recente studio della Fondazione Cherie Blair For Women mostra che quando le donne hanno accesso all’educazione finanziaria e al capitale, hanno maggiori probabilità di avviare imprese, creare posti di lavoro e contribuire alle loro economie locali.

Qual è l’impatto della pandemia sulle imprenditrici?

Le imprenditrici sono state fortemente colpite dalla pandemia. Tra gli imprenditori che hanno riferito di aver chiuso di recente la loro impresa a causa del Covid, le donne sono state circa il 20% in più rispetto agli imprenditori uomini. Il più grande divario di genere è stato segnalato in Europa e Nord America, dove le donne che hanno dovuto chiudere a causa della pandemia sono state il 50% in più rispetto agli uomini.

 La pandemia ci ha riportato indietro rispetto ai passi che erano stati fatti nella direzione della parità di genere, con la duplice minaccia:

  1. delle mediamente piccole dimensioni delle imprese femminili, e di conseguenza più vulnerabili,
  2. e dell’onere aggiuntivo dell’assistenza familiare, spesso a carico delle donne. Le imprenditrici, tuttavia, hanno dimostrato una notevole capacità di recupero e creatività nell’adattarsi alle conseguenze delle interruzioni delle loro attività e alle nuove situazioni di mercato.

Cosa possiamo fare per superare gli ostacoli che ancora esistono per lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile?

1.    Sviluppare una politica che supporti direttamente l’imprenditoria femminile.

È importante che i governi sviluppino politiche attive a sostegno delle imprenditrici, attraverso agevolazioni fiscali, assistenza familiare, finanziamenti pubblici, programmi di formazione STEM e finanziaria dedicati alle donne.

2.     Incoraggiare la crescita di donne investitrici.

Ad oggi solo il 2% degli investimenti dei venture capital vanno a startup guidate da donne. Questo è dovuto alla scarsa presenza femminile in ruoli decisionali nei VC (meno del 10% di chi lavora in questi fondi è donna).

3.     Sostenere le imprenditrici nei settori tecnologici, che presentano oggi le maggiori prospettive di crescita.

Le donne che operano in questi settori settori sono ancora una minoranza. È importante che i programmi di formazione, incubazione e accelerazione lavorino di più e meglio sull’inclusione, affinché le donne siano adeguatamente supportate e ispirate a creare grandi aziende tecnologiche.

In conclusione, una delle promesse fondamentali e trasformative dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è quella di non lasciare indietro nessuno. E La discriminazione di genere è uno dei fattori determinanti per cui le persone restano indietro.

È giunto il momento di lavorare tutti insieme per abbattere le barriere che ancora esistono per lo sviluppo delle imprese femminili, aumentando l’inclusione all’interno di reti commerciali influenti e globali e migliorando l’accesso al capitale finanziario. Le reti femminili, come questa che stiamo rappresentando oggi, 100 donne per tutte, rappresentano un fattore strategico di sviluppo della coesione, della conoscenza e della consapevolezza del potenziale femminile, fattori fondamentali per la crescita economica globale.

Il giorno 8 marzo 2022 ho lanciato un corso di formazione online per donne con un progetto di business da realizzare. Si chiama RestartHer e si basa su una metodologia agile di apprendimento. Alla strategia si combinerà il design thinking per passare dall’idea all’impresa in un processo iterativo di sperimentazione e validazione delle ipotesi.

Per info clicca qui.