In questa IntervistaCaffè conosciamo Anita Likmeta, un’Umanista 2.0, come lei ama definirsi. Un profilo molto ricco e sfaccettato: storica e filosofa appassionata di comunicazione digitale, giornalista, documentarista, blogger, copywriter e digital strategist. Laureata in “Storia e Filosofia” all’Università di Roma “La Sapienza”. Ha collaborato per Il Fatto Quotidiano, Linkiesta, Il Giornale e attualmente scrive su Huffington Post Italia. Ha partecipato a programmi TV come #CheCiFaccioQui di Domenico Iannacone su Rai3, Talks come SkyTg24, Nemo nessuno escluso, su Rai2 Bianco e nero Cronache italiane e su LA7 Unomattina, su Rai1 e tanti altri. È il direttore della comunicazione di Agora Europe, advisor nella startup Creation Dose, PR manger in Open-Box e Co-Founder e Chief Communication Officer di Ipervox. Parla fluentemente 6 lingue, Italiano, Albanese, Inglese, Francese, Spagnolo e Portoghese.

Ciao Anita, ti definisci una Umanista 2.0. Sei laureata in storia e filosofia e sei un’imprenditrice digitale. Come si coniuga il mondo tech con quello umanistico?

Penso che ci sia davvero bisogno di umanisti nell’ambito tech, oggi più che mai. I due mondi, nonostante siano ancora molto distanti tra loro, non si elidono l’uno con l’altro, perché è e sarà sempre il pensiero ad indicare alla techne la direzione da intraprendere. Ad oggi emerge una forte necessità di far interagire queste due realtà e sono sempre di più le aziende a richiedere profili con laurea in materia umanistica. C’è bisogno di formazione e questa è la vera sfida che affronteremo insieme.  

Hai recentemente co-fondato la startup Ipervox. Ci racconti cosa fa, in cosa si differenzia dai competitor e a chi si rivolge?

Ipervox opera nel campo del software per applicazioni vocali. Con Ipervox si supera il concetto tradizionale dell’esperienza virtuale attraverso l’integrazione di un software che permette di creare esperienze vocali che consentono agli utenti di interagire con la propria audience. Ipervox distribuisce contenuti ovunque le persone ascoltino. Le interazioni con i clienti sono personalizzabili. Ipervox è la piattaforma online che permette a chiunque, anche a chi non sa programmare, di realizzare la propria applicazione vocale (skills) in brevissimo tempo. Mentre nel mondo visivo gli utenti sono abituati ad interagire con i brand attraverso i loro siti web e app mobile, ora possono farlo attraverso la voice app e questo può avvenire per qualsiasi realtà, dal brand, al blogger alla big company. Tutti possono implementare la propria voice app per consentire agli utenti di interagire e ottenere informazioni, notizie, servizi di accesso, ed infine effettuare acquisti. 

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Anita Likmeta con Michelangelo Tagliaferri

Amazon, (Amazon Alexa) e Google stanno dominando questa tecnologia offrendo dispositivi chiamati smart speakers e voice assistants. E data la facilità di accesso che questa tecnologia offre attraverso le informazioni, posizionarsi tra l’utente e il brand significa controllare il mercato del futuro. 

Ipervox è la storia di tre persone provenienti dall’Albania: Juxhin Radhima, Founder & CEO con anni di esperienza nel settore Voice Technologies nonché vincitore di Alexa Champion di Amazon per l’Italia, Armand Sheshori, Co-Founder & COO, business developer con esperienza in aziende dell’area Emea, ed infine io che sono Co-Founder e CCO. 

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Anita Likmeta al TEDx di Foggia

Il tuo percorso è molto interessante: sei arrivata in Italia a 10 anni dall’Albania. Sei immigrata, donna e imprenditrice, un mix che sembrerebbe non avvantaggiarti nel mondo tech pervaso di pregiudizi, invece tu dimostri il contrario. Qual è il tuo segreto?

Da ragazzina, appena arrivata in Italia, ero condizionata da ciò che pensavano i miei compagni di classe, gli adulti del paese dove vivevo. I pregiudizi sugli albanesi non facilitavano il mio percorso di crescita e integrazione. Subivo una certa sudditanza psicologica nei confronti di certi sguardi, talvolta di sdegno e talvolta pieni di pietas, e quando ci ripenso mi viene da sorridere. Aver vissuto quella condizione mi ha fortificata, ha sviluppato in me quell’empatia che oggi nel mio mestiere mi è tornato utile. 

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Anita Likmeta all’Università di Pavia

Che rapporto hai con la tua bellezza? Spesso ci sono dei pregiudizi in base ai quali una donna molto bella non è altrettanto intelligente o preparata. Come ti rapporti con chi dimostra tali preconcetti?

Se uno è alto, basso oppure brutto non si pensa che sia automaticamente stupido. L’essere bella è una caratteristica come tante, credo che questo genere di preconcetti sulle donne è molto presente nei Paesi latini considerando che nei Paesi del Nord ci sono molte donne ai vertici di aziende o governi che oltre ad essere preparate sono anche belle. Tuttavia il problema per me è stato più quello di essere albanese piuttosto quello di essere bella. 

Quali sono le tue passioni, oltre al lavoro?

La poesia, i documentari, con una predilezione per quelli scientifici. Lo so, sono noiosa. 

Che progetti hai per il futuro?

Il futuro influenza il presente quanto il passato diceva Nietzsche per cui cerco di vivere giorno per giorno cercando di fare sempre quello che mi piace.

Ringrazio Anita per averci raccontato di sé con apertura e disponibilità. Non è sempre facile raccontarsi e in questo blog amiamo andare oltre ogni genere di stereotipo. Anita è la testimonianza di come molti pregiudizi – di genere, sulla bellezza femminile, sugli immigrati – possano essere superati grazie alla forza dell’intelligenza e della volontà. 

Per scoprire di più di Anita, il suo sito è https://anita.tv