L’apprendimento permanente al tempo delle macchine

 

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Il tema dell’apprendimento permanente, il cosiddetto lifelong learning, e’ sempre più cruciale ed urgente, tanto più rilevante diventa la digitalizzazione delle aziende e dei processi tecnologici che impattano la nostra quotidianità.

L’uso di queste tecnologie sta modificando radicalmente le nostre abitudini e i nostri comportamenti e a questa trasformazione non fa seguito una conoscenza e una consapevolezza che siano al passo e della portata richiesta.

Basti pensare, ad esempio, all’impatto delle tecnologie legate all’ intelligenza artificiale e all’automazione, presenti in oggetti e in processi di uso quotidiano come gli assistenti virtuali, i pagamenti automatizzati nei supermercati o le auto senza conducente.

Come si può definire il “lifelong learning”?

Wikipedia lo definisce come un “processo individuale intenzionale che mira all’acquisizione di ruoli e competenze e che comporta un cambiamento relativamente stabile nel tempo. Tale processo ha come scopo quello di modificare o sostituire un apprendimento non più adeguato rispetto ai nuovi bisogni sociali o lavorativi, in campo professionale o personale. Con il termine “lifelong learning” si intende l’educazione durante tutto l’arco della vita, dalla vita alla morte, quell’educazione che inizia ancor prima della scuola e si prolunga fin dopo il pensionamento.”

Credo di poter affermare che l’apprendimento permanente e’ un concetto rivoluzionario, perché supera il modello di formazione classico, quello basato sull’istruzione da docente a discente, che inizia in eta’ scolare e termina con un diploma, e diventa un processo senza fine, che comincia alla nascita e termina con la morte della persona. Quindi non e’ più un processo top-down, ma circolare, in quanto avviene anche al di fuori delle aule – nelle aziende, nelle organizzazioni, nelle associazioni, nei luoghi della cultura e dell’intrattenimento, perfino sui social media!

Si parla infatti di 3 tipologie di formazione:

  1. La formazione formale, quella strutturata e organizzata delle scuole, delle università, delle business schools, che si conclude con un certificato di riconoscimento, quale può essere il diploma o la laurea ad esempio.
  2. La formazione non formale, quella intrapresa al di fuori del sistema formale e quindi al di fuori della scuola e al di fuori delle attività curricolari. Questo tipo di formazione non rilascia alcuna documentazione o certificato di frequenza.
  3. La formazione informale avviene in modo spesso involontario e inconsapevole, in famiglia, nell’ambiente di lavoro, agli eventi di networking, in un teatro o in una libreria, nei luoghi dello spettacolo e della cultura, in un campo di gioco, nei social media.

Come dicevo, questo approccio alla formazione e alla crescita personale e professionale, che sta diventando sempre più importante e imprescindibile, e’ rivoluzionario principalmente per i seguenti motivi:

  1. Da istruzione ad apprendimento: l’individuo diventa elemento centrale ed attivo in questa evoluzione, che e’ appunto un processo individuale ed intenzionale.
  2. Da bisogni lavorativi a bisogni sociali e personali: la formazione, che puo’ essere formale, non formale e informale, non risulta piu’ finalizzata ad apprendere mere competenze lavorative, ma mira a soddisfare bisogni più ampi, per far fronte ai cambiamenti sociali e personali nell’arco della vita.

L’esigenza di apprendimento permanente si fa strada in quest’epoca di grandi trasformazioni sociali e culturali.

Qual e’ la formazione di cui abbiamo bisogno?

E’ il momento di ripensare completamente il modello formativo/educativo/ di apprendimento continuo e serve farlo partendo proprio dalla formazione “formale”, dalla scuola. Ciò significa che dobbiamo allontanarci dal modello educativo fondato sulla memorizzazione gratificante di nozioni e concetti, per premiare ed incentivare la curiosità, il pensiero critico e la sperimentazione – che rappresentano le basi per capire e scoprire ciò che ancora non conosciamo. I corsi di formazione devono essere modernizzati per incoraggiare la creatività nella soluzione dei problemi, così come l’apprendimento attraverso il fare. La scuola e l’università devono insegnare a pensare non a memorizzare nozioni.

Nelle nostre scuole diventa sempre più fondamentale l’apprendimento dell’ informatica,in quanto e’ il fondamento per consentire l’alfabetizzazione digitale. Anche le aziende hanno bisogno di mettere a disposizione dei dipendenti corsi di formazione permanente per migliorare lo sviluppo e l’aggiornamento delle competenze. Molto probabilmente ogni azienda dovrebbe essere tenuta a dedicare una percentuale del proprio fatturato annuo per la riqualificazione del personale.

Qual e’ il mondo che ci attende?

Tornando all’impatto dell’intelligenza artificiale, e’ evidente che questa influenzerà il modo in cui lavoriamo; inevitabilmente i posti di lavoro cambieranno (alcuni scompariranno, altri si creeranno) così come le attività a cui partecipiamo, sia in ambito lavorativo che nel nostro tempo libero. Queste nuove tecnologie ci daranno la possibilità di avere nuovi tipi di esperienze e di lavori che oggi sono inimmaginabili, ma che hanno il potenziale di creare nuovo valore nell’economia futura.

Dobbiamo formarci per lavori che oggi non esistono e non immaginiamo!

Mentre i sistemi intelligenti potranno finalmente superare gli esseri umani nello svolgimento di compiti cognitivi ben definiti (come il problem solving), ci vuole creatività e intelligenza “umana” nel vedere e cogliere nuove possibilità.

L’intelligenza artificiale ci può consentire di superare i limiti della nostra mente e dei sensi ma non si sostituirà mai completamente all’intelligenza umana.

Missy Cummings, docente della Duke University, sostiene che siamo ancora in fase inziale nel comprendere come i sistemi intelligenti saranno in grado di lavorare con le persone senza soluzione di continuità. Non è una questione di scelta tra l’essere umano o la macchina, ma di uomo e macchina. Tale collaborazione è fondamentale per creare valore condiviso, come abbiamo visto finora nella collaborazione umana. L’innovazione può essere raggiunta solo se l’uomo e la macchina lavoraranno insieme su una serie di obiettivi condivisi.

Questo futuro imminente richiede nuove nuove abilita’ e nuove capacita’ intellettuali.

E’ necessaria una rapida acquisizione di nuove competenze su larga scala che riguardano essenzialmente le nostre doti umane per essere più creativi e capaci di portare l’innovazione in tutto ciò che facciamo. Dobbiamo sviluppare la nostra intelligenza emotiva, l’empatia, la collaborazione, la leadership inclusiva e partecipativa, solo per fare alcuni esempi.

Se siamo in grado di fare questo, credo che l’unico limite al nostro potenziale umano sarà la capacità della nostra immaginazione. Le nuove tecnologie legate all’intelligenza artificale ci aiuteranno a diventare più umani.

 

 

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