La ricerca Made in .It sul rapporto tra microimprese e digitale

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Sono stati pubblicati i risultati di una ricerca condotta da Pragma-research srl per il Registro .it, in collaborazione con Sole 24 Ore, su un campione di 1200 microimprese, sul loro rapporto con internet.

Nonostante si evidenzi ormai in ogni dove la necessità, per non dire l’urgenza, per le imprese italiane di utilizzare il digitale per conquistare fette di mercato, o quantomeno non perdere terreno rispetto alla concorrenza sempre piu’ globale, questo rapporto mostra come il digitale sia ancora un mondo tutto da scoprire per le microimprese italiane.

Per dare una dimensione dell’entità delle microimprese nel nostro paese, basti pensare che con meno di 10 dipendenti, rappresentano il 95% delle aziende.

Se e’ vero che la quasi totalità  delle imprese considera il possedere un dominio un prerequisito per operare in qualsiasi ambito del business, e’ altrettanto vero che una azienda su tre questo dominio non ce l’ha. In un Paese dove 38 milioni di persone (il 63% della popolazione) sono attive su internet e dove 19 milioni fanno acquisti on line (12,9 milioni persino abituali), a restare indietro sono proprio le imprese, che hanno davanti una sfida molto impegnativa se vogliono recuperare il gap con i competitor internazionali. Per le microimprese che hanno un nome a dominio, il .it è la prima scelta (73%) utilizzato principalmente per leggere la posta (65%). Solo il 34% dichiara di utilizzare il nome a dominio per una maggiore visibilità dei propri prodotti /servizi e solo il 5%  per la vendita online.

Le imprese che oggi non investono sul digitale (si tenga presente che, fatto cento gli investimenti programmati, il 69% delle imprese intende destinare al digitale non più del 5% delle risorse disponibili) si trovano ad operare in un mercato molto competitivo e al contempo ristretto, non potendo intercettare i bisogni dei propri clienti.

Ad esempio, oggi i clienti utilizzano canali diversificati, on line e off line, nel loro processo di acquisto: si usa il web per informarsi su cosa acquistare, confrontare i prezzi e i prodotti/servizi per poi completare l’atto di acquisto in un negozio, come pure ci si reca nello store per vedere e toccare con mano il prodotto per poi cercarlo on line e completare il processo di acquisto su un sito di e-commerce.

Non essere consapevoli di queste dinamiche che stanno crescendo a ritmi esponenziali nelle generazioni più giovani ma anche meno giovani, significa rimanere indietro e perdere quel terreno tanto faticosamente conquistato negli anni precedenti, quando le strategie aziendali erano completamente diverse ed inserite in un contesto di mercato non paragonabile a quello di oggi.

Quanto ai Social, Facebook, nonostante i suoi 28 milioni di utenti italiani (che diventano 1,7 miliardi a livello globale), viene utilizzato solamente dal 27% degli intervistati, mentre Linkedin e Twitter non superano il 3%.

“Il digitale” spiega Giuliano Noci, professore di marketing al Politecnico di Milano, “è una componente essenziale e imprescindibile dei rapporti dell’impresa con tutti i suoi stakeholder: fornitori, dipendenti, pubblica amministrazione e, naturalmente, clienti. Questo vale anche per le micro imprese. E senza distinzione fra chi opera btb o btc. Oggi, il piccolo commerciante ha necessità di una narrazione online per ingaggiare e fidelizzare i clienti, così come l’artigiano meccanico che lavora esclusivamente conto terzi deve avere un sito, accattivante e puntualmente aggiornato, per presentarsi ai committenti, vecchi e nuovi, a maggior ragione se si tratta di grossi gruppi. Noi scontiamo una scarsa cultura tecnologica. Ma un fatto deve essere chiaro: il digitale non è più una scelta, è un obbligo”.

Il digitale ha un impatto molto importante anche sul mercato del lavoro. Servono competenze digitali per far fronte alla crescita di domanda da parte delle imprese. L’Unione Europea stima che entro tre anni l’85% dei mestieri necessiterà di competenze digitali per poter essere svolto correttamente. La conseguenza è che almeno un milione di posizioni lavorative rischiano di non essere assorbite per mancanza di un’educazione al digitale.

Google è impegnata a formare in Europa 2 milioni di cittadini, con l’obiettivo di fornire loro le competenze e gli strumenti per un utilizzo proficuo della rete. I progetti Eccellenze in digitale, dedicato alle piccole imprese, e Crescere in digitale, rivolto ai giovani in cerca di occupazione e promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e attuato da Unioncamere, sono solo alcune delle attività che sono rivolte all’accrescimento delle competenze necessarie per prepararsi al nuovo modo del lavoro, sia per le microimprese che per i futuri lavoratori.

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