Donne e startup: un binomio “naturale”

ImmagineDa sempre la donna è responsabile della gestione familiare, che è il nucleo di ogni società, e della crescita dei figli. Suoi compiti sono sempre stati infatti la crescita della prole, l’alimentazione e l’attenzione alle finanze domestiche. In altre parole, una forte propensione al raggiungimento della massima efficacia con le risorse disponibili. Si può quindi facilmente affermare che l’economia è donna e che il talento di fare impresa è nel suo DNA.

Dice Bruna Ingrao, studiosa del pensiero economico che “la scelta di diventare un’ economista è stata legata alla curiosità viva per il modo di procurarsi da vivere, per risalire alle basi materiali della vita, che sento oggi connessa, inconsciamente, alla funzione tipicamente femminile del nutrimento.
Forse il segreto della propensione delle donne all’economia è proprio lì, nella loro funzione di nutrici, nutrici del corpo, della mente e dello spirito”.

La propensione della donna all’imprenditorialità è dimostrata anche dalle tendenze a livello globale: secondo il Global Entrepreneurship Monitor (GEM) il 37% dell’imprenditoria mondiale è femminile.

Inoltre ci sono 126 milioni di donne neoimprenditrici o in procinto di diventarlo, in aggiunta ai 98 milioni che già lo sono da più di tre anni e mezzo.

I dati italiani purtroppo sono meno confortanti su questo fronte. Infatti secondo Infocamere sono ancora poche le donne a fondare startup innovative. Al 10 febbraio 2014 le startup innovative in Italia erano 1618 di cui solo 179 fondate e gestite da donne, pari all’11%. Eppure le donne sono in maggioranza tra i consumatori e i potenziali clienti delle startup stesse. Un dato allarmante che dovrebbe far riflettere molto sulla nostra società, sulla mancanza di una politica nel nostro paese in favore dell’imprenditorialità femminile. Questo allarme arriva soprattutto dai dati dei paesi OCSE, dove la media di donne imprenditrici è pari al 30%.

Guardando alle donne imprenditrici nel mondo, quali sono le caratteristiche distintive che le hanno portate al successo? Quali sono le leve che hanno saputo utilizzare per creare impresa, occupazione e sviluppo economico?

  • forte controllo delle capacità finanziarie e delle possibilità di spesa (non fare il passo più lungo della gamba)
  • capacità di ascoltare gli “altri”, che siano membri del team, consumatori, fornitori, partner
  • propensione alla collaborazione, al team working (una leadership più orientata al “fare squadra”)
  • capacità di mettere “passione” ed enfasi nelle loro attività, quelle in cui sono direttamente responsabili, in cui sanno di poter fare la differenza
  • infine, forse la caratteristica più importante, la visione di lungo periodo che ogni donna ha in sé, per quel ruolo che storicamente è suo, di cura dei figli e della famiglia, che nel business è di vitale importanza.image

In Italia a metà dell’anno scorso è stato fatto un primo censimento delle startup innovative al femminile, dal quale è emerso che alla data erano 46. Nello stesso periodo ha debuttato in Italia GirlsInTech , il “chapter” nazionale del network lanciato nel 2007 a San Francisco da Adriana Gaiscogne e adesso presente in 33 Paesi con 17mila aderenti, il cui scopo è quello di favorire lo sviluppo della presenza femminile in un mondo ad alta densità maschile, come quello delle start up innovative. Il GIT Italy organizza periodicamente workshops dedicati a donne che vogliono lanciare un’impresa e rappresenta un network di competenze, energie e business fondamentale nello sviluppo di opportunità concrete per le donne.

Nell’innovazione, l’imprenditoria femminile può dare un grande contributo di competitività e sviluppo economico del nostro paese. Serve un nuovo modello di impresa, che vada oltre le frontiere di genere, perché innovazione è anche questo e perché far nascere aziende portando le donne ad essere protagoniste in questa fase di grande cambiamento, crea accelerazione della ripresa economica.

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