Il networking professionale è la capacità di creare una rete di relazioni stabile basata sulla fiducia reciproca. È considerata sempre di più una “competenza trasversale” fondamentale per crescere professionalmente all’interno di un’azienda, per muoversi verso altre organizzazioni e, per gli imprenditori e professionisti, per creare opportunità di business.

Abbiamo chiesto ad un esperto di Networking professionale, nonché manager ed imprenditore affermato, di spiegarci cosa significhi questa parola.

Andrea Pietrini è fondatore e presidente di YOURGroup, la prima società italiana ad aver portato in Italia il Fractional Executive, un servizio di supporto operativo “on site” per le  PMI, erogato da manager con lunga esperienza aziendale in società leader.

FOTO UFFICIALE AP 2020

Andrea Pietrini – Chariman YOURGroup

Ciao Andrea, grazie per condividere con noi la tua idea di networking. Ci spieghi cosa significa per te fare rete?

Grazie Alessandra, è una bella domanda! Per me “fare rete” significa, in primis, connettere persone che possono avere degli interessi comuni affinché ne trovino un vantaggio reciproco: personale, umano e professionale. Quindi per me fare networking significa prevalentemente mettere in contatto gli altri.

Non sempre noi possiamo aiutare gli altri direttamente, ma probabilmente conosciamo persone che lo possono fare. Fare questa attività è per me la forma più bella e potente di networking.

Come cambia il networking in tempi di Covid e quindi di “distanziamento sociale”?

Nel breve periodo, il Covid-19 raffredderà un po’ le iniziative di networking. Io peraltro non credo moltissimo al networking digitale: credo che sia importante il contatto umano, vedersi, parlare direttamente e sorridere assieme.

Io tuttavia sono un inguaribile ottimista e penso che, come sta accadendo nel mondo del lavoro, dove alcune iniziative di smart working ne dovrebbero potenziare la produttività, dopo questo Covid-19 si possa immaginare networkin fatto anche di un pezzettino digitale che irrobustisca la modalità “classica”.

In fondo abbiamo sperimentato che il confronto può essere comunque interessante, utile e proficuo anche on-line, per cui aspettiamoci un tipo di “networking ibrido”. Già peraltro si stanno sviluppando ottime piattaforme in questo senso.

Connessioni generose è lo slogan che abbiamo dato al “network dei networker” nato l’anno scorso con l’entusiasmo di alcune persone molto appassionate a questo tema. Ci racconti come è nata l’idea di creare una rete di networker e la filosofia della generosità che sta alla base di queste connessioni?

Il famoso “Network dei Networker”, che sta avendo tanto successo e che al momento conta circa 15 selezionatissimi componenti, lo avevo in mente da tanto tempo, per due motivi: il primo perché mi sono sempre chiesto che potenziale poteva avere fare conoscere persone che avevano tutte il cromosoma del “mettere in contatto gli altri” e in effetti il risultato è stato strepitoso, dall’altra mi piaceva confrontarmi con networker riconosciuti. Come ho detto e scritto tante volte, il networking si può imparare (e nel gruppo ci sono ben tre autori di libri sul tema) e quindi la possibilità di confrontarsi con qualcuno più bravo di me mi ha sempre attratto.

Il termine “connessioni generose” l’ho pensato per restituire al networking quella connotazione positiva che per me ha sempre avuto. Come ho detto all’inizio per me networking significa mettere connessione persone che possono avere tra di loro comune opportunità da sviluppare tra loro, quindi i principali beneficiari sono sempre le persone che metto in contatto: e avrei tantissimi aneddoti di cose che sono successe dopo mie introduzione, solo limitandomi a quelle che mi sono state poi raccontate!
Questo mettere in contatto persone, porta sempre come conseguenza il fatto che le persone ti siano riconoscenti e che a loro volta si ricordano di te, facciamo di tutto per aiutarti.

E quindi una generosità che viene premiata quasi immediatamente e che ti induce a riprovarci, ad essere costante nel piacere di fare incrociare interessi, sensibilità opportunità e, a volte, anche destini: è capitato pure che qualcuno si sia sposato, quindi non solo business.

Una questione che sento spesso sollevare è quella del modello di business intorno al concetto di network o community. Ci sono delle piattaforme, piu o meno digitali, che richiedono una membership per far parte del network. Come si coniuga il concetto di generosità con quello di business in questi casi?

Il riferimento nelle mie risposte precedenti era relativo al networking informale tra amici o persone che si conoscono e si stimano. Dobbiamo distinguerlo da iniziative commerciali o imprenditoriali basate su business model di reti organizzate, che in questo momento sono favorite dall’iperconnettività che stiamo vivendo. In ogni caso la generosità nelle relazioni è una propensione che facilita ogni organizzazione basate sulla rete.

Hai qualche consiglio per chi vuole cominciare a fare networking in modo generoso, ma anche professionale? E anche qualche errore da evitare?

Io credo che Generosità e professionalità non siano alternative. Il networking per come la vedo io deve essere generoso, altrimenti non è vero networking. E’ ricerca di opportunità, business development, chiamiamolo come vogliamo, ma non networking.

Se per professionale tuttavia, intendi quello fatto attraverso iniziative strutturate di qualità sicuramente ce ne sono molte: Penso ad esempio a molti think tank, fondazioni, associazioni professionali o ai service club, per fare qualche esempio. Tutte iniziative che hanno una importante parte di networking altamente professionale e di contenuto, a cui io consiglio di avvicinarsi con impegno, ma sempre con lo spirito di creare valore per gli altri: singolarmente o in maniera collettiva, magari creando reti di reti.

Un esempio: alcuni anni fa creai un canale di comunicazione e di interazione a Roma tra due associazioni cui partecipavo: quella dei laureati della Bocconi e quella degli Alumni dell’Executive MBA della LUISS. Un modo per far conoscere persone nuove in due organizzazioni un elevato contenuto professionale.

Un solo errore da evitare: aspettarsi subito qualcosa in cambio, pensare in logica “do ut des”: si rischia di rimanere delusi. Qualcosa tornerà, ma in una modalità spesso più indiretta e inaspettata.

Per concludere, vorrei dare un consiglio a tutti gli amici che si stanno avvicinando alla nobile attività del networking: provateci, buttatevi, vedrete che vi darà tante soddisfazioni!

Grazie Andrea per queste importanti riflessioni, in un momento in cui la rilevanza delle relazioni e del networking è sempre più fattore critico di successo per le persone e per le aziende. A presto al prossimo appuntamento di networking!