Il dilemma delle startup che rimangono PMI

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E’ di questi giorni un interessante articolo che porta a galla qualcosa che da tempo circola negli ambienti vicini alle startup: gli incubatori si rilevano progressivamente più interessati a fare business sulle startup (leggi consulenze, formazione, eventi ecc.)  invece che fornire loro gli strumenti per crescere in modo esponenziale, scalabile e ripetibile come ci si aspetterebbe da queste realtà.

Sulle quasi 600 exit contate in Europa nel corso dello scorso anno, soltanto 9 erano italiane. Neanche una su sessanta. Un risultato che non può essere sottovalutato, tanto più se si considera che la Germania ne ha realizzate 119. 

Si potrebbe obiettare che le exit non sono l’unica metrica per determinare il successo di una startup. Rimane il fatto che se partiamo dalla definizione di startup di Steve Blank, una startup e’:

 Startup is an organization formed to search for a repeatable and scalable business model.

Business model scalabile e ripetibile: 

Con l’aggettivo “scalabile” si intende un business che crescere di dimensioni (in termini di fatturato, di clienti, di profittabilità) – in modo anche esponenziale senza un impiego di risorse proporzionali, sfruttando quindi le economie di scala.
Per business model “ripetibile” si intende un modello che può essere ripetuto in diversi luoghi e in diversi periodi senza stravolgimenti ma solo apportando alcune modifiche.

E’ chiaro che affinché questo avvenga e’ necessario ricevere ingenti capitali che notoriamente arrivano da Business Angels o Venture Capitalists, il cui obiettivo e’ realizzare prima o poi (ma e’ sempre un investimento di medio-lungo periodo) una exit (es. attraverso una quotazione in borsa o una acquisizione da parte di una corporate) .

Senza la prospettiva di una exit difficilmente si troveranno soggetti interessati ad investire, a meno che non si tratti di soci che vedono nella startup un’opportunità di lavoro e quindi manifestino altre aspettative da quelle di una finanziatore.

In questa logica, senza finanziatori (VC e Business Angels) difficilmente la startup potra’ crescere in modo esponenziale. Magari crescera’ nel mercato locale, attraverso uno sviluppo lineare, ma difficilmente si creeranno quei fenomeni che invece si realizzano in Silicon Valley (Uber, Facebook, LinkedIn ecc.).

Il fatto che in Italia non ci siano o quasi le exit spiega in parte perché nel nostro Paese non vi siano Venture Capitalists come invece accade in altre piazze più remunerative in un’ottica finanziaria (ad esempio Londra).

Il fenomeno che ne deriva e’ quello di avere quasi 6000 startup, una pletora di consulenti pronti a vendere servizi di ogni genere (dagli spazi di coworking, alla formazione, al marketing ecc.), una minima parte in grado di scalare realmente il proprio modello di business e quindi destinate loro malgrado ad essere delle PMI, seppur innovative.

 

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